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Le Bambole di Dresda

Chiunque fosse al Rolling Stone di Milano ieri sera può sicuramente fregiarsi di essere stato ad uno dei più entusiasmanti concerti della stagione. O al meno, per me lo è stato.
Amanda Palmer and Brian Viglione, aka The Dresden Dolls, hanno regalato (ca va sans dir...18 eurusi senza consumazione!) ad un nutrito gruppo di fans italiani, molti di più di quanto me ne aspettassi, una performance musicalmente perfetta, intensa e emozionante. L'atmosfera che si respirava era qualle di un concerto tra amici, un pianoforte e una batteria ad una festa e una coppia di pazzi che riescono a far uscire da due soli strumenti tutta l'energia di un concerto punk-rock, anzi, punk-cabaret, come loro si autodefiniscono. E' infatti la presenza scenica dei Dresden il vero valore aggiunto dal live:Viglione che si agita come un mimo catapultato da un teatro di provincia a Woodstock, che ti dimostra cosa può fare una batteria portata alla sua massima espressione jazz. Poi Amanda. Amo Amanda Palmer. Capisco che l'adolescenza è finita e non è più il caso di tappezzari il cervello con i poster degli eroi del rock, ma come suona! Cosa riesce a tirare fuori da cinque ottave di pianoforte quella donna è qualcosa di stupefacente!
Nonostante abbia tuttora il dubbio che da metà concerto in poi il tasso alcolico della cantante non fosse prorpio nei limiti consentiti, sono rimasto esterafatto da come anche la sua voce fosse incredibilmente fedele all'album: non una sbavatura anzi, un'interpretazione potente e dolce, amara e sexy.
Vanno poi citati, nell'ordine: i siparietti tra Viglione e la Palmer che tradiscono una complicità che va oltre il connubbio artistico (Bastardo!); una cover di un pezzo francese di cui non ricordo il titolo, ma molto efficace; la bacchetta della batteria che si è spezzata facendone schizzare metà tipo proiettile sul pubblico, molto pobabilemente ferendo qualcuno!

Rabbia, malinconia, sogno, sesso, humor, amore: per circa un'ora e mezza sono stato rapito da due alieni di Boston, e mi sono chiesto se forse non valeva la pena riprovare a sedersi di fronte al pianoforte e sfogarsi sui tasti come facevo fino a qualche anno fa.

(New album out now: Yes, Virginia)


grandiosi, grandiosi.
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